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La Scuola Nautica fu istituita nel 1753 per volontà dell'imperatrice Maria Teresa d'Austria e affidata ai padri gesuiti onde dotare la marineria locale delle più importanti conoscenze scientifiche, tra cui l'astronomia, utile alla determinazione delle rotte e del tempo. Quest'epoca è rappresentata, all'inizio dell'esposizione, da testi didattici, dal primo periodico mensile di astronomia (la Monatliche Correspondenz), dal primo libro di astronomia scritto a Trieste (il trattato manoscritto di Francesco Saverio Orlando), da altri testi, manuali, atlanti e dalla pagina di un quaderno di esercizi.
L'eredità di questa prima scuola fu raccolta dall'Accademia Reale e di Nautica, fondata nel 1817 con il programma di istruzione superiore. Nel suo seno nacquero laboratori di meteorologia e astronomia che, assieme agli studi di biologia, fisica, merceologia, cantieristica e diritto, contribuirono grandemente allo sviluppo culturale della città.

Nel 1851 il direttore dell'Accademia, l'astronomo viennese F. Schaub, eresse un primo osservatorio astronomico interinale che, nel 1866, trovò stabile istituzione e, nel 1898, sotto la direzione dell'astronomo ceco F. Anton, la piena autonomia di ricerca. Terzo osservatorio dell'Impero dopo quelli delle capitali, l'Istituto perseguì fino alla Prima Guerra Mondiale un programma di ricerche che integrava in modo molto moderno l'astronomia, la sismologia, la meteorologia e le scienze del mare. In quell'epoca felice, Trieste diede natali e apprendistato a numerosi celebri astronomi della prima metà del XX secolo, tra cui
Guido Horn d'Arturo, ideatore dello schema del telescopio a tasselli.

La mostra ricostruisce anche due storie "parallele" di astronomi giuliani, protagonisti della comunità scientifica locale durante la belle époque. Si tratta di Johann Krieger, uno dei maggiori studiosi della Luna a cavallo tra XIX e XX secolo, e di Spiridion Gopcevic, l'avventuriero.
Dopo un periodo di decadenza seguito alla riorganizzazione degli Istituti scientifici triestini sotto amministrazione italiana, dopo il 1950 la ricerca fu ripresa con iniziative tecnicamente all'avanguardia e con progetti bene inseriti in uno scenario scientifico internazionale: la fotometria stellare, la spettrografia stellare e la radioastronomia solare.
I diversi strumenti elettromeccanici esposti furono usati principalmente per la misura dei dati acquisiti su lastra fotografica: si tratta del fotometro di Möll e del comparatore di Abbe. Il fotometro bicanale URSULA, costruito nei laboratori dell'Osservatorio, fu invece usato per lo studio delle variazioni luminose delle stelle cosiddette variabili; con questo strumento si poterono evidenziare variazioni a brevissimo periodo, prima sconosciute.
Il modello della grande antenna da 10 metri di diametro (tutt'ora adoperata) e il suo quadro di controllo illustrano poi la linea di ricerca nel campo della radioastronomia solare iniziata nel corso degli anni '70.
L'esposizione si conclude con alcuni reperti della tecnica informatica che fu introdotta in Osservatorio a partire dagli anni '70. Si tratta di supporti magnetici ormai considerati molto primitivi come i dispositivi di input e output a sequenze di fori su schede o banda di cartoncino, del primo microcomputer in dotazione all'Istituto e del primo microcomputer costruito nei nostri laboratori sulla base di un microprocessore F4.
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il grande rifrattore Reinfelder con obiettivo da 26 cm di diametro, usato da J.Krieger per la compilazione del suo celebre Atlante lunare e, per 50 anni, strumento principale dell'Osservatorio, è attualmente oggetto di un attento restauro nella sua cupola su via Besenghi, nel comprensorio cittadino dell'Osservatorio.
Con tale opera di restauro, finanziata dalla Fondazione CRT di Trieste, l'Osservatorio intende restituire alla sua funzionalità lo strumento scientifico storicamente più prezioso nella storia della Venezia Giulia.
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